La prevenzione generale dei reati costituisce uno dei problemi più controversi della criminologia, della sociologia giuridica e del diritto penale moderni: su di esso è attualmente in corso, in Italia e all'estero, un vasto ed approfondito dibattito scientifico. Gli interrogativi sulla concreta efficacia intimidatrice della sanzione criminale, sulla misura «ottimale» della sua severità e sull'importanza della certezza della sua applicazione attendono ancora oggi risposte adeguate. In questo volume si cerca di fornirne alcune in una serie di contributi di illustri penalisti, criminologi e sociologi del diritto penale. La pena viene qui analizzata al fine di chiarire le funzioni che devono esserle riconosciute negli ordinamenti degli Stati moderni. La nostra società appare oggi impotente di fronte al dilagare della criminalità e l'opinione pubblica si mostra sempre più allarmata e disorientata. Ciò di cui si avverte il bisogno è una politica criminale razionale, intesa come parte integrante della politica sociale, consapevole dei suoi limiti ma anche dei mezzi a sua disposizione. In quest'opera si auspica così, fra l'altro, una riduzione dell'impiego della sanzione penale, il ricorso alla quale risulta ancora in molte legislazioni inopportunamente inflazionato; nel contempo, si sottolinea l'importanza della serietà dell'intervento punitivo: in tale direzione, al fine di conferire al nostro sistema penale nel suo complesso maggiore credibilità, presupposto indispensabile per una sua reale efficacia di prevenzione generale, si pone in particolare l'accento sull'improrogabilità della riforma del codice penale vigente, che, com'è noto, risale al 1930.